Debito pubblico,  Spending Review

Tagli alla spesa? Si, ma la via è molto stretta

Da più parti viene richiesto a gran voce di tagliare la spesa pubblica, ma non si sono sentiti esponenti politici né economisti che abbiano indicato con precisione quale voce del bilancio andrebbe tagliata. Non mancano, poi, affermazioni che lasciano sorpresi. Secondo alcuni su una spesa complessiva del bilancio dello Stato di 800 miliardi circa basterebbe tagliare il 2% per ottenere risparmi per circa 16 miliardi.

C’è addirittura chi sostiene che il governo Letta dovrebbe tagliare del 10% la spesa pubblica, quindi ben 80 miliardi. Altri sostengono che dentro gli 805 miliardi di spesa pubblica ci siano circa 60 miliardi di sprechi che si possono eliminare.
Da dove saltano fuori questi numeri? Diciamo subito che, prendendo come base il bilancio dello Stato di previsione di competenza 2013, a fronte di entrate finali per 548,641 miliardi, si contrappongono spese finali per 561,058 miliardi, con un saldo netto da finanziare per 12,415 miliardi. Le spese per rimborso di prestiti al titolo III delle spese per 204,556 miliardi e l’accensione di prestiti al titolo IV delle entrate per 216,971 miliardi nulla hanno a che vedere con le spese finali ed entrate finali, anche se sono indicate nelle spese totali ed entrate totali, e non si capisce quali tagli possano essere effettuati su queste voci.

Le spese su cui eventualmente poter ragionare non sono dunque pari a 800 miliardi circa, bensì a 561,056 miliardi. Ma da questa cifra vanno sottratte tutte le spese imprescindibili. Ora, le spese indicate nel bilancio di previsione 2013 sono costituite da: 1) redditi di lavoro dipendente per 85,756 miliardi; 2) consumi intermedi per 10,333 miliardi; 3) trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche per 230,210 miliardi (amministrazioni centrali: 8,628 miliardi; amministrazioni locali: 107,675; enti di previdenza e assistenza sociale: 113,906); 4) trasferimenti a società di servizi pubblici per 2,388 miliardi; 5) trasferimenti a imprese per 3,185 miliardi; 6) trasferimenti a famiglie e istituzioni sociali private per 3,843 miliardi; 7) istituzioni sociali private per 1,624 miliardi; 8) interessi passivi per 89,683 miliardi; 9) altre spese correnti per 6,064 miliardi; 9) poste correttive delle entrate per 24,598 miliardi; 10) altre spese correnti per 6,064 miliardi.
Considerando imprescindibili le spese relative al personale, ai trasferimenti alle amministrazioni pubbliche, agli interessi passivi e alle spese correttive delle entrate per un totale di 430,247 miliardi, è plausibile che si potrà incidere solo sulla differenza tra le spese finali, pari a 561,056 miliardi, e i 430 miliardi circa di spese obbligatorie sopraindicate: in pratica, restano 130,806 miliardi. Il 2% di 130,806 corrisponderebbe a 2,62 miliardi, ben poca cosa rispetto alle previsioni troppo ottimistiche da più parti sventolate.

Naturalmente sull’eventuale taglio delle spese andrebbero considerati gli effetti negativi recessivi. A meno che non si voglia tagliare ancora sui trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche, ovvero sui trasferimenti alle imprese, tra spese correnti per 3,185 miliardi, contributi agli investimenti alle imprese per 5,976 miliardi e trasferimenti alle imprese per 14,979 (alle poste 477 milioni; alle Fs 4,834 miliardi; crediti di imposta per 3,506 miliardi e incentivi alle imprese industriali per 1,918 miliardi, per citare i più importanti), si potrebbe forse arrivare a tagliare i 10 miliardi individuati dal rapporto Giavazzi.
Le spese in conto capitale sono complessivamente indicate in 43,725 miliardi e sono costituite da 5,563 miliardi per investimenti fissi, di cui 3,575 per la difesa; contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche per 10,459 miliardi; contributi agli investimenti alle imprese per 5,976 miliardi e altri trasferimenti in conto capitale per 16,217 miliardi, di cui 14,495 sono destinati ai fondi, principalmente al fondo di sviluppo e coesione per 10,267 miliardi.
Come si vede, la strada è stretta e se si riuscisse comunque a tagliare i trasferimenti alle imprese per 10 miliardi così come proposto destinando l’importo alla riduzione del carico fiscale per le imprese, sarebbe già un buon risultato.
alessandro@orchideaced.191.it

 

Questa ricetta è stata ripresa come tra le più importanti  sul “Il Sole 24 ore” del 06 agosto 2012 da Marzio Bartoloni.

Le ricette taglia-debito dei partiti: dal Fondo che emette obbligazioni alle patrimoniali

Paolo Pagliaro 21 settembre 2012 la7 Gruber 8 e mezzo.

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