Debito pubblico

Come reperire 12 miliardi col TFR.

La UE ha bocciato ufficialmente l’Italia: la Commissione ha affermato che la manovra 2018 rappresenta “Un non rispetto particolarmente grave” delle regole di bilancio ed ha aperto la strada alla procedura d’infrazione per violazione del limite sul debito pubblico. Il ministro Tria ha parlato di una divergenza di decimali su un obiettivo di deficit, mentre i Vicepremier Di Maio e Salvini hanno assunto una posizione più morbida rispetto a prima. Bene hanno fatto, dal momento che, ho sempre ritenuto che la politica è l’arte del compromesso e non quella del muro contro muro.
Orbene, se il debito pubblico italiano ha toccato i 2.327 miliardi ad agosto, in calo rispetto ai 2.342 di luglio ed in aumento rispetto al 31 dicembre 2017 quando era pari a 2.263 miliardi, la colpa onestamente è da attribuire a tutti in governi che si sono succeduti dagli anni settanta ottanta ed in particolare a tutti i governi che dal 2011 ad oggi, nonostante sacrifici durissimi imposti agli italiani, non sono riusciti a diminuirlo nè in valore assoluto nè in percentuale rispetto al PIL.
Anzi, dal 2011, coi governi Berlusconi-Monti il debito che era pari ad euro 1.907.973 in valore assoluto ed in percentuale rispetto al PIL 116,5%, è arrivato, coi governi Renzi-Gentiloni ad euro 2.327 miliardi in valore assoluto e al 132% in percentuale.
L’incremento è stato pari ad eur
Questo perchè, a mio modesto parere, la classe politica italiana non è stata capace e non si è mai sforzata di studiare come reperire risorse col minimo sacrificio possibile per i cittadini,ed ha scelto sempre la strada più semplice e più onerosa per gli italiani che è stata quella di aumentare la pressione tributaria a livelli insopportabili e tale da soffocare ogni iniziativa imprenditoriale. Aggiungasi ancora il fatto che il legislatore ha continuato a legiferare in maniera confusa e scoordinata, facendo venir meno la certezza del diritto, condizione necessaria ed indispensabile per un paese civile e per attrarre investimenti anche da paesi stranieri.
Una classe politica seria, prima di indicare le riforme che vuole attuare, deve chiarire quali sono le risorse che intende utilizzare, e da dove attingerle, dal momento che proprio la fase del reperimento delle risorse deve essere la precondizione per attuare le riforme.
Se questo è vero, ed indubbiamente vero è, indicherò di volta in volta come possono reperirsi risorse col minimo sacrificio possibile per i cittadini.
Un primo provvedimento da adottare potrebbe essere quello relativo alla corresponsione del TFR maturando ai lavoratori dipendenti.
I residenti in Italia sono 60 milioni e 441 mila. Gli italiani al lavoro erano 22 milioni e 465 mila nel 2016. Di questi, 16 milioni e 988 mila sono lavoratori dipendenti, mentre 5 milioni 477 mila sono lavoratori indipendenti. Il 19,8% del totale degli italiani ha un classico contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; si tratta cioè di 11 milioni e 973 mila persone. Tutti gli altri occupati hanno contratti diversi: 2 milioni e 632 mila sono a tempo parziale, 1 milione 669 mila hanno un contratto a tempo pieno ma a termine. Nel 2017, lo stipendio medio in Italia è stato pari ad euro 29.380 euro lordi all’anno, somma che al netto è pari a poco più di 1580 al mese. Il 95% dei lavoratori dipendenti di aziende private in Italia è inquadrato come impiegato o operaio. Sono soltanto l’1,4% i dirigenti ed il 4,3% i quadri, ai quali è destinata una somma notevolmente superiore di retribuzione lorda annua.
Le retribuzioni annue lorde (RAL) medie rilevate a livello nazionale nel 2017 sono state pari ad euro 101.821 per i dirigenti, 54.021 euro per i quadri, 30.814 euro per gli impiegati e 24.865 euro per gli operai.
Per comodità di calcolo consideriamo che il TFR maturato su 12 milioni e 500 mila lavoratori sia pari ad euro 2.250 annuo per lavoratore e quindi 28 miliardi circa complessivo.
In questi anni di crisi profonda, in cui il lavoratore necessita di risorse per poter sbarcare il lunario, perchè non pensare di corrispondere da questo anno il TFR maturando al lavoratore? Quali gli effetti che si produrrebbero nei confronti del lavoratore stesso,del datore di lavoro, dell’INPS, dei fondi pensione e dello stato.
Vediamo di esaminarli per poi trarne le conclusioni. Il flusso annuo potenziale del TFR maturando nuovo, è come abbiamo visto sopra pari a 28 miliardi circa.
Di questo flusso oltre il 50% si trova presso le aziende, il 25% presso i fondi di tesoreria INPS ed il 25% presso i fondi pensione. Corrispondere 2.250 euro all’anno al lavoratore, significherebbe dare veramente ossigeno alle famiglie. Il TFR maturando percepito dall’anno 2018 non dovrebbe fare cumulo con gli altri redditi, ma subire una tassazione secca alla fonte nella misura del 20%. Se così fosse, lo stato già a dicembre o comunque sia nei prossimi mesi, otterrebbe un gettito di euro 5 miliardi e 600 milioni. Tale provvedimento metterebbe in circolazione nel sistema economico 22 miliardi circa che andrebbe ad incrementare di pari importo i consumi, su cui in termini di imposte indirette lo stato potrebbe ottenere un ulteriore gettito di 3 miliardi circa, fatto pari al 15% l’aliquota media sui consumi.
Complessivamente le casse dello stato otterrebbero un gettito di circa 8 miliardi.
Il sistema imprese, l’INPS, i fondi pensione, verrebbero private di questa liquidità che comunque dovrebbero corrispondere in futuro. In ogni caso siccome come ho enfatizzato precedentemente, i provvedimenti vanno presi cercando di non danneggiare nessuno o comunque di limitare i danni al minimo, questi enti, subirebbero il costo relativo per reperire le relative risorse. In termini di costo del denaro, il danno potrebbe essere quantificato mediamente nel 3%, tanto quanto oggi potrebbe essere il costo del denaro. Il 3% di 28 miliardi sarebbe pari a circa 850 milioni. Ma chi dovrebbe prestare le risorse in un momento di crisi?
Secondo alcuni studi, 1000 euro di esborso effettivo dello stato da destinare al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese possono in media generare 15-20 mila euro di prestiti. Quindi con 1,5 miliardi da destinare al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il sistema bancario potrebbe provvedere al relativo finanziamento, ottenendo a sua volta ricavi in più di di 850 milioni per 28 miliardi circa di finanziamenti. Se così è, avendo lo stato incamerato circa 8 miliardi dal TFR corrisposto ai lavoratori dipendenti, potrà benissimo rimborsare 850 milioni alle imprese ed enti per il rimborso degli interessi, destinare 1,5 miliardi al fondo di garanzia, cosi che il sistema bancario per la legge dei grandi numeri, avrebbe una doppia garanzia: una costituita dal fondo di garanzia stesso e l’altra dall’INPS nel caso di fallimento delle imprese.
Allo stato quindi resterebbero risorse per 6 miliardi circa.
Ma, se l’ipotesi è valida, così come ritengo, perchè non pensare per un periodo transitorio, fino a quando l’economia si sarà ripresa, di corrispondere anche una annualità- pregressa? Nelle casse dello stato si avrebbe un gettito di circa 12 miliardi e
L’economia potrebbe crescere di 50 miliardi circa per anno.
PROF. DOTT.ALESSANDRO PILATO

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